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    lunedì, 22 gennaio 2007

    Dimmi come attacchi e ti dirò chi sei

    Zdenek Zeman e i tutti i profeti del pressing affermano che prima ti aggredisco e prima torno in possesso della palla. E se ti aggredisco mentre tu cominci l'azione, vicino alla tua porta, quando ti tolgo la palla, ho molte più possiblità di far gol; neanche mi sarò stancato tanto col pallone fra i piedi. In più, se ti aggredisco vicino alla tua porta, ti terrò lontano dalla mia, riducendo il rischio di subire una segnatura.

    Una bella lezione per il catenacciaro calcio italiano, in cui ci si arroccava in difesa, serrati per la bufera, pronti a colpire al primo squarcio fra le nuvole con un contropiede, fantastico, di 80 metri. Questa era la lezione, impartita decennio accademico dopo decennio, da Gianni Brera, maestro di penna e antropologo delle genti calcianti.
    Almeno fino a quando, con una intuizione visionaria, Berlusconi non mise Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, nell'87. E la storia del nostro calcio cambiò (purtroppo, di intuizioni ne vennero altre, come "la discesa in campo")...

    Una volta mi hanno detto che sono un bravo stratega. Credo abbiano ragione. Penso sia frutto della determinazione, della lucidità, della capacità di analisi degli elementi in gioco. Valuto mosse e contromosse, sfrondo, elaboro e individuo l'obiettivo da raggiungere. Però non mi fate fare anche il tattico, perchè potrei scegliere strade tortuose. Sono un teorico dell'attesa e, finchè non ho il numero di truppe sufficiente da far rientrare fra le possibili perdite, non attacco. Ma, se lo faccio, sono dolori. Anche per me.

    Se parto lancia in resta, tutto diventa scivoloso e poco prevedibile, a meno che non rientri nella strategia (anche se talvolta uno se la racconta così, mentre invece ha mosso un casino ingestibile). Non so se considerarmi uno da pressing o un catenacciaro, forse un discepolo della ragnatela a zona di Liedholm: io tengo la palla, che corre in una fitta ragnatela di passaggi, tu corri invano e alla fine, grazie alla mia tecnica, vado in rete. "Se il pallone ce l'ho io, non ce l'hanno gli altri".
    pensato da: eric7 alle ore 21:31 | link | commenti (5)
    categorie: strategie, palle

    Commenti
    #1    22 Gennaio 2007 - 22:19
     
    Primo: mi spieghi questa storia di Sacchi?
    Seondo: cosa cacchio è una "ragnatela a zona"? Fai esempi presi da casa mia.
    Terzo: concordo, sei un grande stratega, come ha detto quel bugiardo.
    Quarto: hai delle truppe? me le presti?
    Quinto: sai quanto si incazzano gli altri appena riconquistano il pallone?

    Sono per il calcio balilla: la vittoria è nel polso, non nella mente. Un po'come con le seghe ;-)
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    #2    23 Gennaio 2007 - 11:52
     
    1-Berlusconi si innomorò di questo allenatore, dopo che il suo mediocre Milan fu eliminato in Coppa Italia dal Parma, scintillante squadra di serie B del nostro pelato.
    2-Zona, uomo. Ma qui dobbiamo cominciare dalle basi ;-)
    3-Vabbè, sono uno stratega. L'ha detto una donna a me vicina. Molto ;-)
    4-Non presto nessuna truppa. Se vuoi, però, porto il risiko a casa tua
    5-Gli altri non avranno la forza di incazzarsi, visto che saranno stanchi per aver corso invano dietro al pallone

    Sono d'accordo sulle seghe... ehm, sul calcio balilla, anzi sul bigliardino, ché la parola balilla mica mi piace

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    #3    23 Gennaio 2007 - 22:14
     
    1- Il gioco di Sacchi era noioso, ma io guardo solo mondiali.
    2- Dammi qualche base da cui partire, in generale.
    3- Ho detto che eri lento e speculativo, sempre che la donna "vicina" sia io e non tua mamma!
    4- Risiko ha già avuto le mie energie ai tempi delle medie. Le tue truppe accettano denaro?
    5- In effetti sei sfiancante e tence.
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    #4    24 Gennaio 2007 - 15:10
     
    Due squadre di Subbuteo, il tuo nuovo tappeto in soggiorno e gettiamo le basi.
    Tenace e sfiancante. E stratega :-D
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    #5    21 Maggio 2009 - 15:33
     


    VOLAMI VIA e AMA
    …incontriAMO del poeta,
    l’amore e il ricordo dell’anima che pietrifica l’essenza dell’assenza…


    Volami via
    volami via e ama
    nel palmo di un altro
    e porta parole plasmate
    poi accompagnate.

    Un filo d’aria unisce
    un batter d’ali al cuore
    quel filo d’aria che cosparge
    il cuore caldo
    di un cuore svuotato
    quel filo d’aria
    che è contorsionista
    e si perde nell’azzurra
    aderenza di una vista…
    Conscio di un amore inconscio
    ed involato via.

    Incrocia il nostro destino…
    E spezzati lo strato amato!

    Volami via
    volami via e ama
    porta chi sei
    nel cuore di un altro
    e accompagnati
    di parole amate
    nel soffio di un battito
    di mani accaldate.

    Incrocia il tuo destino
    ama, amati e saziati!
    E se nel risveglio
    mi risenti liscio al cuore
    magari voltati
    ma volami via e ama.

    Incrocia il tuo destino
    e raggiungi spianate…
    Di nuovi amori.

    di Maurizio Spagna
    www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore
    paroliere, scrittore e poeta al leggìo-


    utente anonimo

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