Non mi piace che la gente parli di me. Preferirei si occupassero di altro. Anzi, se devo essere sincero, non vorrei proprio essere considerato. I giornalisti, che mi conoscono, neanche mi chiedono più un'intervista. Anche se, riuscendoci, saprebbero di aver fatto davvero uno scoop.
Mi rendo conto che da quando avevo 20 anni gioco in mezzo al campo di una delle più forti squadre del mondo. Sono piccolo, corro tanto, segno spesso, ho capelli rossi ma neanche quelli, nonostante sia inglese, mi fanno passare inosservato. Anzi, ho l'impressione di essere notato proprio perché sembro il brutto anatroccolo del Manchester United.
A volte mi avrete visto col fiatone. E' perché soffro d'asma. Me l'hanno diagnosticata a 22 anni. Da allora devo usare un inalatore prima di ogni partita, e a volte anche a fine primo tempo. Mi capirete, dunque, se ho poca voglia di parlare. Perché a me piace seguire il gioco a distanza, per poi ritrovarmi il pallone tra i piedi e concludere in porta.
Martedì sera, infatti, ho segnato il gol che ha portato il Manchester United nella finale della Champions League. L'ho fatto alla mia maniera, con un tiro da fuori area. A 34 anni, ho già portato a casa 17 trofei, ho giocato oltre 500 partite coi Red Devils. Ora mi piacerebbe vincere di nuovo la Champions.
Perché l'altra volta (quella volta in cui rimontammo il Bayern Monaco in due minuti a fine partita) non ero in campo. Se ricordate bene, ero quello a cui tutti i compagni porgevano la coppa. Però si vedeva che ero l'intruso: in giacca e cravatta sembravo un ragazzo il giorno della cresima o alla consegna della laurea.
Sono Paul Scholes. Occhi disattenti mi hanno scambiato per un faticatore del centrocampo. Secondo il padrone di casa di questo blog, sono il miglior giocatore della mia squadra, e tra i migliori del mondo, da una decina d'anni a questa parte. Sarà perché anche lui soffriva d'asma, e a volte anche ora. Sarà perché, in un certo senso, siamo cresciuti insieme, io in campo, lui davanti alla tv.
Poi un giorno le nostre strade un giorno si sono divise, è la vita. Tanto più dopo aver eliminato per due anni di seguito la sua Roma. Dopo la finale di Mosca col Chelsea torneranno a separarsi ancora. Ho corso tanto, e comincio ad avere bisogno di riposo. Io aspiro a una vita tranquilla, dopo il calcio, dentro la mia anonima casetta inglese fuori Manchester. Ora so che anche lui ha voglia di andare.